Il computer di Irene
Irene ha quasi tre anni. Qualche giorno fa Massimo, il suo papà, le ha chiesto se aveva voglia di scrivere la letterina a Babbo Natale. L’idea le è piaciuta tanto. Il suo sì è stato di quelli colmi d’entusiasmo. Cosa è accaduto? Che Massimo è andato in cerca di carta e penna, che quando li cerchi non li trovi mai. Mentre Irene si è precipitata al computer. Immaginiamo che in giro per il Belpaese di Irene ce ne siano tante. E come sempre ci piace sperare che troviate il tempo e la voglia di raccontarcelo. Ma per intanto intendiamo dirvi del nostro sgomento. Di pensieri – come “e se tra qualche anno non sapremo più scrivere a mano?”, “ma davvero siamo destinati a diventare schiavi dei correttori automatici, di quelli che scrivi Bauman (Zygmunt) e te lo trasformano in Barman?”, “cosa accadrà quando i quaderni elettronici non saranno più così costosi?” – che rimbalzavano come palle da bigliardo nella nostra testa. Poi … Jorge Luis Borges. Che ricorda che Andrew Lang diceva che siamo tutti geniali fino ai sette otto anni. Cioé, che tutti i bambini sono geniali. Ma da quando il bambino cerca di somigliare agli altri, va in cerca della mediocrità, e nella maggior parte dei casi ci riesce. Poi … la Storia. Una Storia antica come le montagne. Quella che ci ha fatto incontrare la ruota e la leva. Il telaio e la locomotiva. L’automobile e il computer. Poi … il dubbio. Quello che ci porta a pensare che in fondo non ci sorprende vedere quei libroni grandi scritti dagli amanuensi esposti nelle biblioteche e nei musei; che in fondo ci fa sorridere vedere nei film d’epoca i nostri antenati alle prese con penna inchiostro e calamaio; che in fondo nell’ultimo anno molti di noi “adulti” hanno usato la penna soprattutto per apporre firme o scrivere bigliettini durante le riunioni. Poi … la domanda. Ma la nostra scuola è preparata per aiutare i bambini a non finire preda della mediocrità? P.S. |
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